miércoles, 6 de marzo de 2013

Mamma...

Sono Marco Ledda. Io sono psicologo e lavoro in un burò con altri psicologi importanti a Milano. Non ci lavoro da molti anni ma ho già casi difficili. Ciò che è buono professionalmente non lo è per me, perché il mio equilibrio mentale si risente: io lavoro troppo e quasi non ho vita sociale.

Oggi ho finito tardi di lavorare ed arrivo a casa mia molto stanco. Abito da solo. Prima cena prendo un piccolo pasticcino e accendo una candela, mi avvicino al telefono e mi siedo nel sofà sorridente...:
...
-          Pronto, mamma! Sono Marco. Come stai?
-          ...bene anche me. Ma sono un po’ stanco. Ho lavorato tutto il giorno. Ti telefono perché mi faccia gli auguri: oggi è il mio compleanno...
-          ...sì, mamma, Marco! ...di Milano...
-          ...sono io, tuo figlio di Milano... Sì, mamma, Piero è con te a Bologna...
-          Sì, sì, lo so: ha due figlie bellissime...
-          ... No, io non ne ho di figli, tu lo sai... no, sono io Maaarco... sì, sì...
-          Mamma; ma dai ascolto al medico?
-          ...sì, le bambine stanno benissimo... anche Piero. E tu?, stai prendendo le pasticche?
-          Bene, come ti trovi?
-          Stanca, come me oggi.
-          ...sì, non lasciare la medicazione... no, non sono il tuo medico, sono Marco...
(Comincio a piangere, ma con un piccolo sorriso)
-          ...sì, ... come tuo figlio, ...sì, adesso lo faccio, ...bene.
-          ...sì, non ti dimenticare le pasticche, ...no, è importante.
-          ...a domani. Ciao, mamma! ...Ti voglio bene.

Riattacco il telefono; guardo triste il pasticcino e penso un desiderio, spengo la candela e piango amaramente nel mio 30º compleanno.

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